Storia del nostro territorio

Lungo i vari percorsi della marcia vi ritroverete a tu per tu con la storia dei nostri territori. Scopriteli insieme a noi!

Ringraziamo il Prof. Luigi Bedin che ha dedicato il suo tempo a curare per noi degli estratti storici sulle varie tappe del percorso che saranno pubblicate anche sull’enciclopedia libera Wikipedia

La Mason (3° km)

Il nome di detta località deriva da quello della “Mansio de Templo de Montebello”. Con tale termine si designavano le strutture ricettive-assistenziali dei Templari dette “mansione” o “casa del Tempio”. Tale ordine religioso-militare, fondato nel 1119 a Gerusalemme da Ugo de Payns, era indicato anche come “Militia Templi” o “Cavalieri del Tempio”. Poste lungo le strade commerciali le Mansio svolgevano funzioni di protezione, cura e alloggio per i pellegrini che si portavano in Terra Santa per combattere contro i Saraceni o per onorare i luoghi che avevano visto operare Gesù. Anche la Mason era ed è posta nelle vicinanze dell’antica via consolare Postumia e della via Gallica. La Mansio de Templo de Montebello è documentata fin dal 1189. È in territorio vicentino, posta inter Gambellariam et Montebellum, è definita villa hospitalis de Templo. Un decano, precettore, che è Alberto da Sarego, governa il piccolo borgo che era costituito da nove unità familiari, mentre nell’ospedale troviamo due frati, Gaimerio e Guidoto. Con la soppressione dei Templari per ordine di papa Clemente V, il 22 marzo 1312, i beni della Mansio passarono definitivamente nel 1319 ai cavalieri di S. Giovanni, detti Giovanniti o Gerosolimitani, altro ordine ospitaliero e militare. Già nel 1310 i beni della chiesa della Mason erano stati affidati al notaio vicentino Cristiano Stopazerio, mentre i beni fondiari erano stati inventariati e requisiti dalla commissione inviata dall’arcivescovo di Ravenna e dall’arcivescovo di Pisa e messi a disposizione del vescovo di Vicenza Altegrado de’ Cattanei. Ben presto l’attività ospedaliera passò a Montebello, nell’Ospizio di San Giovanni che si trovava nella piazza del paese, e che è documentato in attività nel 1393. Persa la sua principale funzione, quella ospedaliera, il complesso sarà dato in gestione a commendatori che saranno sostituiti, agli inizi del Cinquecento, da conduttori che terranno in affitto i beni della Commenda. Tra questi ricordiamo soprattutto la nobile famiglia Sorio. Dalla visita pastorale del vescovo Michele Priuli la chiesa risulta assai cadente. Era dedicata a San Giovanni Battista e vi era un altro altare, in mezzo alla chiesa, che fu dedicato a S. Lucia e a S. Rocco. Il complesso fu restaurato alla fine del Seicento, inizio Settecento, conservando l’aspetto di fortezza. Il legame tra l’Ospizio di S. Giovanni Battista di Montebello e il complesso della Mason rimase vivo, perché nella Settimana Santa qui si allestiva il Santo Sepolcro e la mattina del Venerdì Santo vi giungevano in processione i Battuti della confraternita di S. Giovanni che gestiva l’Ospizio di Montebello. Attualmente tutto il complesso è stato strutturato in unità abitative.

Obelisco di Sorio (4° km)

Obelisco di Sorio

Nel 1848, dopo le giornate di Milano con l’abbandono della Lombardia da parte degli Austriaci, con la proclamazione della Repubblica a Venezia e la conseguente perdita del Veneto, con l’entrata in guerra del Piemonte, il generale austriaco Radetzky si era ritirato con le sue truppe entro il quadrilatero fortificato di Peschiera, Verona, Mantova, Legnago. Questi, prima di ordinare la ritirata verso il Tirolo italiano, volle saggiare la capacità bellica delle forze volontarie venete. Queste, costituite da circa tremila volontari in massima parte giovani universitari privi di esperienza militare e armati con pochi fucili e soprattutto con picche costruite artigianalmente, si erano schierate, al comando del generale Sanfermo, tra Lonigo e Agugliana. Il principe Federico di Liechtenstein, forte di dodici compagnie divise in due colonne, di cui una assegnata al suo capo di Stato Maggiore, maggior Martini, seppe manovrare con maestria sul terreno che ben conosceva, circondando e sconfiggendo le forze venete l’8 aprile 1848. Tre i morti Austriaci, quarantacinque circa i Crociati veneti. Quindici le case bruciate a Sorio, trenta a Montebello.

L’idea di costruire un monumento ai caduti della battaglia di Sorio e Montebello era già sorta il 15 aprile 1848. Solo dopo l’annessione al regno d’Italia, il 25 maggio 1867, il sindaco Pasetti di Montebello lanciava l’idea di una sottoscrizione per la costruzione di un monumento che ricordasse “la prima battaglia combattuta dai Veneti contro gli Austriaci per la patria indipendenza nel giorno 8 aprile dell’anno 1848 sui colli di Montebello e di Sorio.” Il Comitato, incaricato dell’iniziativa, ebbe generose offerte da privati e da associazioni non solo venete portando rapidamente a conclusione l’opera. L’Obelisco venne inaugurato l’8 aprile 1868.

 

Agugliana (8° km)

Agugliana

Chiesa di Agugliana (Montebello Vicentino)

25 agosto 1315. Il vescovo di Vicenza, Sperandio, conferma a Maltraverso da Castelnuovo (PD), ad Albertino suo fratello, a Nicolò del fu Guidone loro nipote le decime sui centri e le terre bonificate seguenti: Montecchia, Brognoligo ossia Foscarini, Montagna di Brentone, Costalberto, Lamarolo, Costalunga, Meglana, Terrossa, Acqua trasversa inferiore fino alle Spesse di Montebello e Monteforte, Monte Tremenalti, Sanegi, Vaccaro chiamata Affittato e contrà del Lago, tutti centri in diocesi vicentina. La contrà del Lago è la nostra Agugliana.

24 dicembre 1321. Il vescovo di Vicenza, Francesco, ha nominato nella chiesa di San Nicolò di “Acquilana” prete Giacomo, che rifiuta in questo giorno il beneficio.

Così agli inizi del Trecento appare l’Agugliana con il suo lago e con la sua chiesa.

28 settembre 1389. Con la conquista di Vicenza da parte dei Visconti di Milano, per commemorare la vittoria, si indice la processione del Santissimo. Tutte le chiese della diocesi devono offrire un contributo in cera. Montebello e Agugliana offrono un “doppiere” di due libre e mezza. Le due chiese sono ancora unite, mentre quella di Zermeghedo si è già staccata da Montebello e fa la sua offerta separata.

1410: viene nominato il rettore di Zermeghedo ed Agugliana. A tale data le due chiese sono unite.

4 agosto 1442. Alvise dal Verme è dichiarato traditore da Venezia. La “gastaldia” di Montebello, che la famiglia gestiva come dono degli Scaligeri e Visconti, è venduta in parte agli Scarioto di Faenza. Per matrimonio con i Malaspina di Verona i beni passano a questi ultimi: di più campi 30 montivi, arrativi i quali giaciono nella pertinenza di Montebello in Contrà della Agugliano, overo del Maso, alli quali confinano a sera messer Pellegrin Giorio, come anco al monte, e altre persone. Altri campi 30 boschivi, e valivi nelle stesse pertinenze, e Contrà trà li suoi confini. Una casa con teza, ove habita l’affittuale murata, coperta di paglia, con orto, ara, e forno nelle medesime pertinenze, e contrà. Una decima, che si scuode nelle contrade della Selva… Una Saltaria, e quartese nelle sudetta pertinenza in contrà della Selva, e Agugliana.

Il 7 ottobre 1520 vede gli abitanti della Selva, con quelli dell’Agugliana, chiedere al vescovo di Vicenza Nicolò Ridolfi l’autonomia della chiesa di San Nicolò dell’Agugliana da quella di San Michele di Zermeghedo. Ciò è ottenuto e così San Nicolò diventa parrocchiale e incominciano la visite pastorali.

7 settembre 1540. Prima visita ed, essendo impegnati sia il vescovo Nicolò Ridolfi che il suo vicario Roberto de’ Monti, vi si reca prete Angelo da Posina. Sottolineato che la collatio di S. Nicolò spetta al vescovo di Vicenza e che era di poco valore, si conferma la presenza del rettore Giorgio Teutonico (tedesco). Fu visitato il S.S. conservato in un vaso di legno, pulito e posto nel sacrario chiuso a chiave. Anche gli altri sacramenti erano conservati nei loro vasi, ben custoditi. C’era il fonte battesimale chiuso e ben custodito, un calice di rame con coppa d’argento, una patena d’argento, due paramenti lacerati e vecchi. La chiesa abbisognava di riparazione al tetto soprattutto presso l’altare del corpo di Cristo. Il sacerdote non possedeva la cotta; il cimitero non aveva bisogno di riparazioni. Fu vista anche la canonica posta sotto un olivo. Il prete Giorgio dovette convincere gli uomini ad eseguire quanto imposto, nei giorni futuri. Non è detto cosa, ma si può intuire che si trattasse di eseguire i lavori necessari alla chiesa e dell’acquisto dei paramenti.

Anche ad Agugliana la povertà è evidente. Da notare anche che il visitatore è un sacerdote da Posina (ambiente cimbro), che il sacerdote dell’Agugliana è un Tedesco e che anche a Zermeghedo, nel 1482, c’era un arciprete germanico, Simone Haaneman. Probabilmente questi due paesi portavano una qualche cultura cimbra che forse ancora influenzava la lingua. Infatti in questi ambienti in genere si mandavano sacerdoti tedeschi in grado di predicare alla popolazione nel suo dialetto. Beneficiato in questa chiesa di S. Nicolò nel 1540 è presbitero Giorgio da Trento e ad Agugliana c’è una contrada “de li Todisci (Tedeschi).”

1598: i Trissino chiedono di incanalare le acque del Rio della Selva il cui livello è salito per l’inizio del prosciugamento del lago dell’Agugliana, dovuto ad una scossa di terremoto.

16 settembre 1708. Altra visita pastorale, ora del vescovo Sebastiano Venier. Rettore è Giuseppe Antonio Gennari. In chiesa ci sono tre altari di marmo dedicati a San Nicolò, il maggiore, con confraternita del S.S. il cui massaro è Giovanni Covolato; al S. Rosario con confraternita il cui massaro è Giovanni Pieriboni; a San Valentino. Ci sono i confessionali, il fonte battesimale, il campanile con due campanelle, posto davanti alla chiesa, il cimitero che abbisogna di riparazione. La ricorrenza della consacrazione della chiesa cade il 14 settembre. Il beneficio della chiesa è di cento ducati; le anime da comunione sono 220, in tutto 300. Le case dipendenti da Zermeghedo sono19 e 45 quelle dipendenti da Montebello, quindi prevalentemente in territorio della Selva. Tale preponderanza porterà lentamente la Selva a cercare la sua autonomia che si realizzerà nell’Ottocento con la realizzazione della propria chiesa.

Selva di Montebello (12° km)

Il termine “Silva” designa una zona boscosa. Che il luogo fosse abitato e pure coltivato appare già da un documento datato 1197, 28 novembre, dove si legge che per debiti Traversino da Carturo cede la sesta parte dei beni che possiede in “Silva et frata Montisbelli…” Bosco e terra scoscesa è definito il luogo e “Silveselle” la parte di prima pianura; terre comprese nella Curia (dominio) dei conti Maltraverso. L’antico piccolo centro, posto tra Agugliana e Montebello, non avendo chiesa, usufruiva a scelta dei servizi delle chiese dei due centri limitrofi. Lo dimostrano le richieste di sepoltura di Dorotea Villan che sceglie il cimitero di San Nicolò di Agugliana, e così Bernardo Maule, Elisabetta Guglielmi, Bartolomeo Pra’…; mentre Matteo Pietricani sceglie il cimitero della chiesa di S. Maria di Montebello, come Ambrosio del Conte, merzaro (merciaio) della Selva, come Andrea Bicelato… Da altri documenti del ’500 appare un piccolo centro attivo, con le sue contrade “de la Selva, del Molin, del Monteselo, del Monte del Ferraro, delle Canelle, de la Pria del Becho, del Salbego, de la Guarda, del Rio morto, dei Salgarelli…”, con le sue famiglie “Palmieri, Maule, Villan, Bizelato, Guglielmi, dal Pra’, Cenzati, Marzochin, Girardini, Castegnaro…” e con il suo mulino a coppello tipico dei corsi d’acqua collinari. Il 7 ottobre 1520 vede gli abitanti della Selva, con quelli dell’Agugliana, chiedere al vescovo di Vicenza Nicolò Ridolfi l’autonomia della chiesa di San Nicolò dell’Agugliana da quella di San Michele di Zermeghedo. Ciò fu ottenuto e così San Nicolò divenne parrocchiale, ma i prevosti di Montebello non mancarono di ricordare l’obbligo che avevano i Rettori di Agugliana e Zermeghedo di venire in persona a prendere gli oli santi, il Sabato Santo, nella chiesa di S. Maria di Montebello, ribadendo così l’antica dipendenza delle due chiese predette da quella di Montebello, alla quale pagavano ancora il quartese. In base alla richiesta del 1520 saranno gli abitanti di Selva ed Agugliana ad eleggere i Rettori di San Nicolò. Così è anche per il 1730 quando, il 17 aprile, si riunì l’Università (la popolazione) delle due Contrà, che contavano cinquantacinque famiglie, per eleggere il nuovo Rettore Giacomo Lorenzi che subentrava al defunto Mattio Lorenzi. Lentamente, sia per la difficoltà degli spostamenti, sia per lo sviluppo della popolazione, gli abitanti della Selva si risolsero per l’autonomia religiosa che si concretizzò nel 1868 con la posa della prima pietra della futura loro nuova chiesa.

 

Castello di Montebello (15° km)

Di un antico castello distrutto attorno all’anno Mille parla solo lo storico vicentino Pagliarino, ma di esso non c’è alcuna traccia. Cosa certa è che Verona mirò sempre a portare i suoi confini al torrente Guà, che in antico scorreva a Montebello unito al torrente Chiampo. Quando Ottone I ricostituì il comitato padovano, nominò conte di Padova e Vicenza il figlio del doge Pietro III Candiano (931-959) Vitale Ugo, già morto nel 1015. Dei suoi tre figli, Uberto, Manfredo e Imelda, troviamo a Montebello, già nel 1028, Manfredo che è chiamato “de Montebello”. Per difendere il comitato vicentino dall’espansionismo veronese i conti eressero due castelli, a Montecchia e a Montebello. Quindi è lecito pensare che la rocca di Montebello abbia origine attorno all’anno 1028 ad opera proprio dei conti di Padova e Vicenza, appellati poi Maltraverso.
Nel 1076 il conte Ugo-Ugizzone vende al fratello Uberto, chierico vicentino, beni dentro e fuori dai due precitati castelli, che quindi erano già esistenti.
Nel 1239 il castello di Montebello appartiene al conte Pietro, nemico di Ezzelino III e dell’imperatore Federico II. Questi è un “da Carturo”, ramo della famiglia dei Maltraverso, che possedeva Carturo e Montebello.
1259, Pietro nomina erede dei suoi beni di Montebello il nipote Ugucione da Carturo.
Nel 1265 avviene la vendita di metà rocca al Comune di Vicenza da parte di Guidone da Lozzo, altro ramo dei Maltraverso, e successivamente, prima del 1268, dell’altra metà da parte dei “da Carturo”: videlicet de medietate pro indiviso tocius montis et castri sive castellaris volte et cincte ipsius montis et castri de Montebello. (ovvero della metà, senza fare la divisione, di tutto il monte e del castello ovvero castelliere, delle volte e recinzioni dello stesso monte e castello di Montebello.) Così sembra che il monte fosse cinto da una difesa più estesa del castello e di cui sono state trovate tracce negli ultimi lavori di sistemazione del castello.
1268, 30 ottobre. Corrado de Accele, assessore del podestà padovano di Vicenza Lanfrancesco de Guarnerini, fa versare al notaio Bongiovanni il salario per i 69 giorni passati a Montebello a sovrintendere ai lavori fatti sul castello “domos spinatas et bertonescas facta super castrum et voltam montisbelli…”. Doveva anche dividere il denaro tra gli uomini di Montebello che probabilmente gestivano il castello per la città di Vicenza.
1311. Ordine degli Scaligeri di abbattere le fortezze vicentine rivolte verso Verona. Ciò non fu fatto; anzi i Veronesi restaurarono il castello.
1413. Ducale di Michele Steno che concede benefici ai Montebellani per la resistenza posta dalla fortezza contro le truppe di Pippo Spano.

1455. Domenico del Rivo è castellano in “roca di montebello” e fa eseguire lavori di riparazione con i soldi di una condanna penale.

1487. Castellano è Francesco del fu Bertoldo da Chioggia, seguito dal figlio Francesco e dal nipote Geronimo.

1514. L’Alviano ordina di bruciare i castelli del Vicentino, tra i quali quello di Montebello, per non dare ripari agli Imperiali.

1570. I Gualdo risultano proprietari del castello. Ci furono trattative a Venezia perchè lo cedessero al Comune di Montebello in cambio di beni alla Gualda. Lo scambio non si concretizzò.
1597. La Comunità di Montebello acquista il castello per 165 ducati. È in precarie condizioni.

1676. Il castello risulta venduto dalla Comunità a Francesco Viviani per 350 ducati. C’è la guerra di Morea e Venezia ha ordinato la vendita dei “beni comuni”. Furono così ceduti anche 127 campi, oltre al castello, dei 254 posseduti dalla comunità.

Successivamente, per eredità matrimoniale, il castello passa ai Conforti che ne rimasero in possesso fino ai giorni nostri.

 

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