Zermeghedo

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Nel 1848, dopo le giornate di Milano con l’abbandono della Lombardia da parte degli Austriaci, con la proclamazione della Repubblica a Venezia e la conseguente perdita del Veneto, con l’entrata in guerra del Piemonte, il generale austriaco Radetzky si era ritirato con le sue truppe entro il quadrilatero fortificato di Peschiera, Verona, Mantova, Legnago. Questi, prima di ordinare la ritirata verso il Tirolo italiano, volle saggiare la capacità bellica delle forze volontarie venete.

Queste, costituite da circa tremila volontari in massima parte giovani universitari privi di esperienza militare e armati con pochi fucili e soprattutto con picche costruite artigianalmente, si erano schierate, al comando del generale Sanfermo, tra Lonigo e Agugliana.

Il principe Federico di Liechtenstein, forte di dodici compagnie divise in due colonne, di cui una assegnata al suo capo di Stato Maggiore, maggior Martini, seppe manovrare con maestria sul terreno che ben conosceva, circondando e sconfiggendo le forze venete l’8 aprile 1848. Tre i morti Austriaci, quarantacinque circa i Crociati veneti. Quindici le case bruciate a Sorio, trenta a Montebello.

L’idea di costruire un monumento ai caduti della battaglia di Sorio e Montebello era già sorta il 15 aprile 1848. Solo dopo l’annessione al regno d’Italia, il 25 maggio 1867, il sindaco Pasetti di Montebello lanciava l’idea di una sottoscrizione per la costruzione di un monumento che ricordasse “la prima battaglia combattuta dai Veneti contro gli Austriaci per la patria indipendenza nel giorno 8 aprile dell’anno 1848 sui colli di Montebello e di Sorio.”

Il Comitato, incaricato dell’iniziativa, ebbe generose offerte da privati e da associazioni non solo venete portando rapidamente a conclusione l’opera.

L’Obelisco venne inaugurato l’8 aprile 1868.